Di: Emanuele Calabrese
Oggi inizia la festa civile della Madonna della Mercede, quest’anno saranno solo due serate di festa….
SABATO 19: spettacolo con i TERRANIMA
DOMENICA 20: DOPO LA PROCESSIONE TRADIZIONALE MESSA ALL’APERTO, se il tempo permette, E DOPO spettacolo con ENZO DEI QUATTRO con la partecipazione di ANTONIO FIORILLO!!!
GIOVEDì 24 SETTEMBRE CI SARA’ LA CRESIMA DEI RAGAZZI DELLA PARROCCHIA DI SANTA CROCE E SAN PIETRO ALLE ORE 18,30. VENITE IN TANTI………

18 Commenti
19 Settembre 2009 alle 17:12
come mai le cresime si fanno a S. Pietro?……………..non si facevano tutte e sempre alla Santissima Trinità…….
20 Settembre 2009 alle 06:51
A causa della pioggia la serata di sabato è stata spostata a giovedì quindi il complesso dei TERRANIMA si esibirà giovedì alle 21,30.
20 Settembre 2009 alle 11:16
Altrachiesa
La strage di Kabul e la strage della libertà di stampa
di Paolo Farinella, prete
I titoli di quasi tutti i giornali, dei tg e dei commentatori sono unanimi: «Strage di Italiani in Afghanistan: 6 militari uccisi». Ecco il modo ideologico di leggere e dare false notizie per vere. La «strage» riguarda 20 afghani e 6 militari, tutti uccisi nello stesso istante e con le stesse modalità; poi vi sono oltre 60 feriti afghani e 4 militari italiani. I feriti italiani sono stati rimpatriati per le cure necessarie, gli afghani sono rimasti per strada e se non interviene Emergency restano lì ad aumentare il numero dei morti afghani.
A costo di apparire cinico (e non lo sono) non riesco a piangere questi morti «italiani», isolati dal loro contesto reale. Mi dispiace e sono addolorato che qualcuno debba morire così e per le loro famiglie che adesso avranno un vuoto esistenziale e affettivo che nessuno potrà riempire: non le parole d’ordinanza della retorica politica che subito ne ha fatto degli «eroi» in appoggio ad una politica miope, demenziale e incivile che pretendeva di esportare la democrazia con le armi e assicurare la sicurezza seminando morte tra la popolazione inerme afghana. Morti inutili, morti senza senso.
No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov’è l’eroismo nell’uccidere sistematicamente, per sbaglio o per fuoco amico, civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?
Dopo 8 lunghi anni di guerra, quali risultati ha portato la peacekeeping o la peacemaking? Se si chiama «peace» lo sterminato stuolo di mutilati, di affamati, di morti, come si deve chiamare la «guerra» o per dirla alla moderna la «war»? Prima che arrivassero Bush e i suoi valvassini in Afghanistan i talebani erano considerati «occupanti»; ora dopo 8 anni di occupazione occidentale, il popolo tifa per i talebani e potenzia le divisioni tribali che hanno portato ad un aumento di potere dei «signori locali della guerra » che hanno imposto la loro legge, aumentato la coltivazione del papavero e diffuso capillarmente la corruzione.
Dopo 8 anni di «peace-keeping» l’Afghanistan si trova con un presidente fantoccio, Karzai, corrotto e corruttore, che sta lì perché ha imbrogliato almeno un milione e mezzo di schede elettorali, che per vincere e avere i voti dei capi tribù ha introdotto nel diritto «democratico», difeso dalle armi occidentali, il diritto del marito di stuprare, violentare, picchiare e anche uccidere la moglie e le donne in sua proprietà. E’ questo l’obiettivo per cui sono morti i militari italiani, inglesi, spagnoli, tedeschi, e americani? Ne valeva la pena! Sono morti inutili, morti che dovrebbero suscitare vergogna in chi li ha mandati e lì li ha tenuti e anche in coloro che vi sono andati per scelta libera e volontaria per avere uno stipendio proporzionato. No! Non sono eroi, sono vittime come sono vittime i morti afghani, come sono vittime i talebani usati dall’occidente quando venivano comodo contro i Russi e da questi, a loro volta, armati quando servivano alla bisogna; mentre ora i beniamini di ieri sono i nemici di tutti.
I funerali si Stato di questi sventurati morti per nulla o per la vanagloria dei loro fantocci governanti, come i 19 morti di Nassiriya, sono a mio avviso l’appariscenza di una retorica vuota e colpevole perché incapace di fare politica e politica di pace. Il potere assatanato si serve ha bisogno di carne da macello che poi copre con gli onori di Sato: tanto pagano sempre i cittadini «sovrani» che non contano nulla.
La strage di Kabul, in Italia, ha interrotto «la democrazia», facendo spostare la manifestazione a favore della libertà di stampa di sabato 19 settembre 2009 ad altra data. E’ il segno della mistificazione. Queste morti sono funzionali al governo che così raffredda la piazza, allontana un colpo di maglio sferrato dalla società e il presidente del consiglio, l’amico di Bush e Putin, riprende la scena, mostrandosi affitto e piangente ai funerali «dei nostri ragazzi», espressione orrenda che nega la verità dei fatti e conferma le ragioni che vi stanno dietro: questi «ragazzi» sono i militari di carriera che sono andati da sé in un Paese in guerra e sono andati armati. Non sono «ragazzi», sono consapevoli e responsabili delle loro scelte e delle loro morti. Spero che i figli e le famiglie non me ne abbiano perché il modo migliore per onorare i morti è continuare a garantire i diritti di tutti, non solo quelli di qualcuno, creando le condizioni perché questi diritti possono essere esercitati. Un pilastro della democrazia è la libertà di stampa e la libertà totale di criticare il governo. La «strage» di Kabul ha colpito in Italia, a 4.000 km di distanza, uccidendo insieme agli innocenti Afghani e ai soldati italiani, quella democrazia che solo un pazzo poteva è pensare esportare. In compenso si è saputo uccidere la democrazia italiana: chi ha deciso di spostare la manifestazione del 19 settembre è diventato complice della strage di Kabul, estendendola fino a noi. Ora la guerra è totale.
Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.
(18 settembre 2009)
20 Settembre 2009 alle 11:39
Parole Sante, mi allineo in tutto e per tutto!
22 Settembre 2009 alle 13:05
lettera piu’ retorica della retorica di stato: andate aff….tutti e due
22 Settembre 2009 alle 13:43
non l’hai nemmeno letta, vero?
22 Settembre 2009 alle 19:51
ma sai che significa retorica? secondo me no. dai riprenditi…non fare così…potresti ancora scrivere di accettabile…come si dice: “la speranza è l’ultima a morire”…
22 Settembre 2009 alle 22:41
“Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.”
Neanch’io faccio parte del coro.
volevo ringraziare ???????? per aver postato l’articolo del prete Paolo Farinella.
Letto e apprezzato molto.
23 Settembre 2009 alle 09:28
A proposito di feste… ieri si è spento Wess che l’anno scorso è stato ospite alla Festa della madonna dell grazie a S. Croce
http://tv.repubblica.it/copertina/e-morto-wess-fece-coppia-con-dori-ghezzi/37135?video=&pagefrom=1
23 Settembre 2009 alle 16:29
www. ilfattoquotidiano. It
MENZOGNA AFGANA
di Massimo Fini
Dobbiamo piantarla con la menzogna
che siamo in Afghanistan, oltre
che per portarvi una democrazia
di cui a quella gente non
importa nulla, per combattere il terrorismo
internazionale.
Gli afgani non sono mai stati terroristi,
tantomeno internazionali. Non c’erano
afgani nei commandos che abbatterono
le Torri Gemelle, non un solo afgano è
stato trovato nelle cellule, vere o presunte,
di Al Quaeda scoperte dopo l’11
settembre. C’erano arabi sauditi, yemeniti,
giordani, egiziani, algerini, tunisini,
ma non afgani. Nei dieci anni di durissimo
conflitto contro l’invasore sovietico
gli afgani non si resero responsabili di
un solo atto terroristico, tantomeno kamikaze,
né dentro né fuori dal loro Paese,
e se dal 2006 si sono decisi a ricorrere
anche a quest’arma all’interno di una
guerra di guerriglia è perché si trovano
di fronte a un nemico quasi invisibile che
usa prevalentemente aerei senza pilota,
ma armati di missili, telecomandati. Del
resto non si può gabellare una lotta di
resistenza che dura da otto anni, con
l’evidente appoggio di gran parte della
popolazione senza il quale non potrebbe
esistere, per terrorismo. Gli stessi Pentagono
e Cia, nei loro documenti, chiamano
i guerriglieri “i n s u r ge n t s “, insorti.
Solo il ministro La Russa usa ancora il
termine “terroristi”.
In Afghanistan all’epoca dell’attacco alle
Torri Gemelle c’era Bin Laden. Ma i taliban,
preso il potere, se l’erano trovati in
casa e, dopo gli attentati in Kenya e Tanzania,
era diventato un problema anche
per loro. Tanto che quando Clinton nel
1998, attraverso contatti discreti, propose
al Mullah Omar di uccidere lo sceicco
saudita il leader taliban si mostrò disponibile.
Inviò a Washington il suo braccio
destro, Ahmed Wakij, che incontrò il
presidente americano due volte, il 28
novembre e il 18 dicembre. Wakij propose
due alternative: o gli americani fornivano
missili per colpire lo sceicco oppure
sarebbero stati i taliban a dare agli
Usa le coordinate esatte del luogo dove si
trova Osama in modo che potessero centrarlo
a colpo scuro. Ma nell’un caso e
nell’altro la responsabilità dell’attentato
dovevano assumersela gli americani perché
Bin Laden in Afghanistan aveva costruito
ospedali, strade, ponti, godeva di
una grande popolarità presso la popolazione
e il governo taliban non poteva
assumersi la paternità del suo assassinio.
Stranamente Clinton declinò l’offerta
(Documento del Dipartimento di Stato,
agosto 2005).
In ogni caso Bin Laden è scomparso dalla
scena da anni. Si dice allora che, Bin
Laden o no, l’Afghanistan è tuttora la culla
del terrorismo quaedista, cioè arabo.
La Cia ha calcolato che fra i circa 50mila
“i n s u r ge n t s ” ci sono 386 stranieri. Ma sono
uzbeki, ceceni, turchi. Non arabi. E poiche interesse avrebbero i terroristi internazionali
a far base in un Paese presidiato
da 110mila soldati Nato, quando
potrebbero stare nello Yemen, dove c’è
un governo che li protegge, o mimetizzarsi
fra la popolazione in Arabia Saudita,
in Giordania, in Egitto per prepararvi
in tutta tranquillità i loro eventuali
attentati? Al Quaeda, ammesso che esista,
è una realtà del tutto marginale in
Afghanistan. Ma noi la prendiamo a pretesto
per continuare ad occupare quel
Paese.
Le altre motivazioni con cui cerchiamo
di legittimare la nostra presenza sono:
riportare la sicurezza e la stabilità nel
Paese, la lotta alla corruzione dilagante,
alla disoccupazione, alla droga.
È del tutto evidente che la situazione di
insicurezza e di instabilità è provocata
proprio dalla presenza delle truppe occidentali
perché quel popolo orgoglioso
e fiero, che ha cacciato inglesi e sovietici,
non tollera occupazioni, comunque mot
i va t e .
Stabilità e sicurezza ci sono state nei sei
anni del governo taliban. E qui bisogna
fare un passo indietro altrimenti non si
capisce niente né del fenomeno taliban
né di ciò che accade oggi in Afghanistan.
Dopo la sconfitta dei sovietici, i leggendari
comandanti che li avevano combattuti,
gli Ismail Khan, gli Hekmatyar, i Dostum,
i Massud, e i loro sottoposti, in
lotta per la conquista del potere, si erano
trasformati in bande di taglieggiatori, di
assassini, di stupratori che agivano nel
più pieno arbitrio. La crescita del movimento
taliban fu dovuta a questo. I
taliban, appoggiati dalla popolazione
che non ne poteva più di quei soprusi,
combatterono e sconfissero i “signori
della guerra” e li cacciarono dal Paese
riportandovi l’ordine e la legge, sia pure
un duro ordine e una dura legge, la sharia,
lontanissima dalla nostra sensibilità
ma accettata da larga parte di quelle popolazioni.
Nell’Afghanistan del Mullah
Omar, come mi ha raccontato Gino Strada
che vi ha vissuto, si poteva viaggiare
tranquilli anche di notte. In quell’Afghanistan
non c’era disoccupazione perché
il mullah, sia pur con qualche moderata
e mirata concessione all’industrializzazione,
aveva mantenuto l’economia di
sussistenza. Non c’era corruzione per il
semplice motivo che i taliban facevano
impiccare i corrotti. Infine dal 2000 non
c’era neppure più traffico d’oppio perché
il mullah aveva troncato la coltivazione
del papavero (si veda il diagramma
pubblicato dal Corriere il 12/6/2006: nel
2001, anno in cui rileva la decisione presa
nel 2000, la produzione di oppio crolla
quasi a zero, oggi l’Afghanistan produce
il 93% dell’eroina).
E allora cosa dovremmo fare? Sbaraccare
e “lasciare che gli afgani sbaglino da soli”.
E invece restiamo. Le ragioni le spiega,
senza pudore, Sergio Romano sul Corriere
(19/9): gli Stati Uniti devono salvare
la faccia, i Paesi alleati mantenere il loro
“prestigio internazionale”. E così per la
nostra bella faccia continuiamo ad ammazzare
uomini, donne, bambini afgani
a decine, forse a centinaia di migliaia
perché dei morti afgani nessuno tiene il
conto quasi che non avessero anche loro,
come i nostri “ragazzi”, padri, madri,
spose, figli. Non sono morti uguali ai
nostri. Non appartengono alla “cultura
super iore”.
23 Settembre 2009 alle 17:56
ammazza se è lungo!
24 Settembre 2009 alle 12:31
Caro vitulanese….hai messo il dito nella piaga. Bisognerebbe interpellare il sacerdote e chiedergliene conto!!!! Prova a verificare cosa sta combinando al nuovo sacerdote che, sembra, abbia tutte le buone intenzioni a recuperare quel bel monumento storico che è la chiesa della SS Trinità nonché a recuperare il culto che, in così tanti anni, è stato letteralmente maltrattato proprio dal legale rappresentante della chiesa! Aiutiamo e stiamo vicino ai giovani che vogliono FARE.
cordiali saluti
24 Settembre 2009 alle 13:27
Colgo l’occasione per ricordare anche dei 4 morti (in media) al giorno sul lavoro. Non dico che ci vogliono picchetti d’onore per loro e mi vanno bene pure tutte le cerimonie dei caduti di Kabul. A volte però sarebbe salutare ricordarsi che quei 6 ragazzi sono andati in Afghanistan a rischiare la vita di loro propria scelta, sapevano che potevano morire. Inoltre il rischio (tra stipendio base, indennità e benefits) era molto ben pagato. In 3 o 4 anni di servizio ci si compra una casa. I muratori invece muoiono per 1000 euro al mese, spesso perchè le più elementari misure di sicurezza non ci sono. E muoiono per costruire delle case, ma difficilmente possono comprarsene una. Questo solo per ricordare che “la meglio gioventù” non è solo quella che imbraccia un mitra.
24 Settembre 2009 alle 13:36
IL MONDO DI OGGI DOVREBBE CAMBIARE,TROPPE PERSONE ORMAI PAGANO CON LA VITA PER MANTENERE UNA PACE CHE E’ SEMPRE LONTANA,A VOLTE SEMBRA IRRANGIUNGIBILE,UN PREZZO TROPPO ALTO DA PAGARE PER NON OTTENERE QUELLO PER CUI SI LOTTA.NON POTRA’ ESSERCI MAI PACE NEL MONDO FINO A QUANDO NON C’E’ PACE FRA GLI UOMINI.STIAMO PASSANDO ,DA UOMINI CHE PENSANO,AMANO,CON UN CUORE,A UOMINI DI GUERRA,MACCHINE PERFETTE PRONTE A DISTRUGGERE IL GENERE UMANO.QUANTI MORTI ANCORA DOVRANNO ESSERCI,QUANTE FAMIGLIE DOVRANNO PERDERE I PROPRI CARI,E TUTTO PER UN IDEALE CHE SEMBRA NON ABBIA PIU’ FONDAMENTA.RICORDARE CHI HA DONATO LA PROPRIA VITA PER GLI ALTRI SEMBRA DOVEROSO,UNICA COSA CHE POSSIAMO FARE,RICORDARE E UNIRCI ,CON SILENZIO E RISPETTO,AL DOLORE DEI FAMILIARI.NEL SILENZIO E NEL DOLORE DICO ,INSIEME A TUTTA LA STANZA DEL “SETTIMO PAPIRO”GRAZIE A VOI E GRAZIE DI ESSERE ESISTITI,PENSANDO CHE L’OPERA UMANITARIA CHE AVETE FATTO SIA RIMASTA NEL CUORE DI KABUL,MA SICURAMENTE NEL CUORE E NELL’ANIMA DI NOI ITALIANI…
…..”"G R A Z I E C O M M I L I T O N I “”….
24 Settembre 2009 alle 14:26
si, l’operazione umanitaria.
ma cosa dici? tu il settimo papiro te lo sei fumato
25 Settembre 2009 alle 08:43
Non è assolutamente normale che un Paese che ha acconsentito a mandare i suoi soldati in GUERRA sia così sconvolto per la morte di sei di loro. In guerra si muore, che credevate?
28 Settembre 2009 alle 15:18
bellissima festa complimenti…….
14 Ottobre 2009 alle 10:46
Reggio Calabria: la figlia del boss si sposa in Cattedrale. E il Papa invia la sua benedizione
da ADISTA – Notizie 102
Durante un matrimonio, la lettura in chiesa di un telegramma del papa che augura agli sposi ogni bene ed impartisce la sua “apostolica benedizione” è un fatto piuttosto consueto. A destare stupore, ed una qualche eco sulla stampa nazionale è stato il fatto che all’inizio di ottobre, nella cattedrale di Reggio Calabria, le parole di felicitazione di Benedetto XVI siano state trasmesse dal parroco di Archi, don Roberto Lodetti, a Caterina Condello e Daniele Ionetti: la prima, è la figlia di Pasquale Condello, ritenuto il capo della ‘ndrangheta reggina; il secondo, è il figlio di Alfredo Ionetti, ritenuto il tesoriere della cosca. “Increscioso e deplorevole” fatto, ha commentato il settimanale diocesano l’Avvenire di Calabria (6/10) che si è subito preoccupato di sottolineare che né l’arcivescovo di Reggio mons. Mondello, né – tantomeno – il papa sapevano nulla sui discutibili destinatari della missiva. La prassi vuole che quando gli sposi desiderano ricevere un telegramma o una pergamena del papa ne fanno richiesta al parroco, o ad un prete di loro conoscenza, il quale trasmette la richiesta all’ufficio matrimoni della Curia. Da lì la richiesta viene inoltrata in Vaticano, all’Ufficio Pergamene della Elemosineria Apostolica. “In questo caso – come ha spiegato l’Avvenire di Calabria – è accaduto che un parente degli sposi, che conosceva un sacerdote reggino, ha preso lui l’iniziativa di chiedere a nome degli sposi il telegramma del Papa. Il sacerdote, in tutta buona fede, credendo di fare un dono agli sposi, come del resto aveva fatto senza inconveniente alcuno molte altre volte, ha pregato lui stesso l’incaricato dell’ufficio della Curia di inoltrare la richiesta del telegramma. Né il sacerdote, né tanto meno l’incaricato della Curia, hanno prestato attenzione a nomi e cognomi, anche perché una miriade di gente pulitissima porta un cognome che appartiene anche a persone che possono far parte di una cosca mafiosa. Così è stato fatto e il telegramma – come accade di prassi – è pervenuto ed è stato letto agli interessati”. “Data la complessità del mondo di oggi – ha ammesso però il settimanale diocesano – e il groviglio di problemi nei quali ci si può trovare coinvolti senza volerlo, è necessario esercitare sempre, perfino esageratamente, la virtù della prudenza”. Così, d’ora in poi, ha annunciato l’Avvenire di Calabria, sarà il Vicario generale dell’Arcidiocesi reggina ad avocare a sé la trattazione di ogni richiesta di benedizione papale. Più che stupirsi del telegramma, ci sarebbe da chiedersi come mai la Curia reggina abbia dato il via libera alle nozze in cattedrale di due rampolli di un potentissima ‘ndrina calabrese. Difficile pensare, come afferma il settimanale diocesano riguardo al telegramma papale, che non si sia prestata attenzione ai cognomi dei due sposi. Anche perché Caterina Condello e Daniele Ionetti sono cugini di primo grado ed il diritto canonico (art. 1091) consente un matrimonio tra consanguinei solo con motivata dispensa richiesta dal parroco e sottoscritta dal vescovo. Condello, poi, non è un nome qualsiasi a Reggio: si tratta infatti di una famiglia che domina incontrastata da oltre 25 anni nella città dello Stretto, protagonista della più sanguinosa guerra di mafia consumata in Calabria con quasi mille morti ammazzati tra il 1985 e il 1991, dopo la quale il cartello formato dalle famiglie Condello-Imerti e una serie di altre famiglie mafiose ha prevalso su quello dei De Stefano-Tegano. In seguito a quella stagione di sangue Pasquale Condello divenne padrone indiscusso di Messina e uomo “di peso” nell’intera regione. Lo dice bene il suo soprannome, “U’ Supremu”, dovuto all’infallibilità delle sue sentenze di vita e di morte all’interno della cosca. La sua parola è legge. Ha gestito traffici di droga tra sud America e nord Italia per vedere la sua potenza attenuarsi solo con l’arresto, avvenuto nel 2008, dopo 18 anni di latitanza. Era ricercato infatti dal novembre del ‘90 e il 7 luglio del ‘93 le sue ricerche erano state diramate anche in campo internazionale. Deve scontare (sentenza definitiva) 4 ergastoli e 22 anni di reclusione per omicidio, associazione mafiosa ed altro… “U’ Supremu” è sposato con Maria Morabito ed è padre di tre figli: Angela, 24 anni, Domenico Francesco, di 20, e Caterina appunto, di 18 anni. Il nome di Caterina, tra l’altro, fu lo scorso anno più volte sui giornali perché presso il tribunale dei minori fu intentata una causa per la revoca della potestà genitoriale alla madre della ragazza (quella del padre, condannato con sentenza definitiva a 4 ergastoli e 22 anni di carcere, era già automaticamente decaduta). La “famiglia” ha un valore fondamentale per la ‘ndrangheta, scriveva il Ros dei carabinieri nella richiesta di revoca: “Il vincolo di sangue rappresenta una delle caratteristiche principali, laddove la compattezza, la coesione e l’elevato numero di sodali, costituiscono un forte sbarramento alle ingerenze esterne. In tale contesto, infatti, sono inquadrabili anche i cosiddetti matrimoni concordati tra esponenti di diverse famiglie mafiose, che rappresentano un indissolubile patto di alleanza, ove i figli costituiscono un mero strumento dei padri, nel quadro dell’ampliamento del potere mafioso”. Insomma, in caso di matrimoni tra esponenti delle ‘ndrine, anche la libera volontà dei contraenti deve spesso soggiacere alla “ragion di Stato”. E di legami sentimentali vincolati alle alleanze tra famiglie c’era già stato un esempio in casa Condello, stando almeno a quando scritto da Maria Morabito in una lettera spedita ad un’amica nel 2003 che i carabinieri hanno sequestrato a Cesena, in casa di Alfredo Ionetti, al momento del suo arresto, nel 2008. Si trattava in quel caso dell’altra figlia femmina, Angela: “Cara Anna (…) mia figlia ha dovuto lasciare un bel ragazzo solamente perché, nel passato, alcuni suoi parenti erano nemici di mio marito (…) Non c’è stato niente da fare, hanno dovuto smettere (…) Avevo sperato in un futuro migliore per mia figlia, che sarebbero stati bene insieme. (…) Ma dobbiamo portare la nostra croce…”. (valerio gigante)